Valide ragioni per tenere l’Autorità dei trasporti fuori Roma

con Carlo Stagnaro

Il Foglio – Luglio 20, 2013

Finalmente è partito l’iter parlamentare per la nomina del collegio dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti. L’Autorità, istituita nel 2011 dal Governo Monti con il Decreto Salva Italia, era rimasta sino a oggi bloccata a causa del veto incrociato di PD e PDL sulla terna di nomi del collegio direttivo.

L’Autorità avrà funzione di regolazione con riferimento ai diversi segmenti del settore come aeroporti, autostrade, porti, e ferrovie. Tuttavia, non vi è dubbio che le maggiori aspettative sulla futura Authority si concentrino sulla necessità di riforme incisive per la promozione della concorrenza nel trasporto ferroviario, in particolare passeggeri. Settore questo, in cui una effettiva apertura del mercato è tuttora assente.

In particolare, tra le funzioni dell’Autorità Trasporti vi è quella di assicurare condizioni di accesso eque e non discriminatorie alla cosiddetta essential facility, vale a dire all’infrastruttura ferroviaria. Quest’ultima, data la sua peculiare struttura di costi, non è replicabile in modo efficiente da terzi e determina una condizione di monopolio, per questo detto naturale, nella sua gestione. E’ proprio la caratteristica di monopoli naturali che rende necessario nelle cosiddette industrie a rete come telecomunicazioni, energia, e trasporto ferroviario, l’intervento regolatorio da parte di una Autorità indipendente che assicuri concorrenza e universalità del servizio, nel rispetto di standard minimi di qualità del servizio e a costi sostenibili per i consumatori.

Bisogna infatti ricordare che l’infrastruttura ferroviaria è di proprietà di RFI S.p.A. che fa capo insieme a Trenitalia S.p.A., società che fornisce il trasporto passeggeri, alla stessa holding pubblica Ferrovie dello Stato S.p.A.. Come dire che chi fornisce il servizio, decide allo stesso tempo chi far accedere alla rete e a quali condizioni. Emblematica, del resto, la cancellata alla stazione di Roma Ostiense che aveva l’effetto di ostacolare l’accesso ai convogli Italo. Tuttavia, se l’accesso a condizioni eque e non discriminatorie è senz’altro condizione necessaria per favorire l’ingresso di competitor nella fornitura del servizio di trasporto passeggeri, è però condizione non sufficiente. Tra le priorità dell’Autorità Trasporti vi sarà senza dubbio anche quella di procedere a una effettiva separazione proprietaria dell’infrastruttura di rete, il c.d. ownership unbundlingper garantire la concorrenza, la separazione contabile e societaria delle imprese integrate (DL 201/2011).

Come ogni attività di regolazione di monopoli naturali, vi è poi la necessità di stabilire degli standard minimi di qualità e di universalità del servizio. Chiunque prenda frequentemente treni non potrà non essersi reso conto dei frequenti ritardi, soppressioni, e condizioni di viaggio – in particolare sui treni regionali – tutt’altro che confortevoli. Non sorprenderà, che secondo il Rapporto Eurobarometro 2012, il 61% degli intervistati in Italia si dichiari non soddisfatto della qualità del servizio del trasporto ferroviario, e che l’80% ritenga che una maggiore concorrenza nel settore avrebbe effetti positivi su puntualità, frequenza, e standard di pulizia dei treni.

Sull’universalità del servizio sembra che la futura Autorità abbia altrettanto da fare. E’ sotto gli occhi di tutti l’esigenza di aprire alla concorrenza con apposite aste il trasporto regionale il quale ha visto una progressiva soppressione di tratte e di scadimento della qualità del servizio a causa dello spiazzamento dell’Alta Velocità.

L’avvento di un regolatore indipendente è, dunque, in sé benefico, e lo stesso vale per altri mercati complessi e caratterizzati da una fase di difficile evoluzione (si pensi alla proliferazione delle autorità portuali o al servizio taxi. E’ cruciale, però, che l’indipendenza sia un fatto reale, e non solo formale legato alle modalità di nomina del collegio. Sarebbe opportuno che – sulla scorta della legge istitutiva delle autorità indipendenti nel nostro paese – anche quella per i Trasporti trovasse casa fuori Roma. Questo non tanto in omaggio a un poco utile (in questo caso) decentramento, quanto piuttosto all’esigenza di porre uno schermo il più efficace possibile allla permeabilità tra regolatore e i poteri esecutivo e legislativo ed evitare. il trasferimento di funzionari ministeriali, ma sia selezionato con procedure aperte e competitive su una base di reclutamento internazionale.

Un regolatore indipendente è essenziale allo sviluppo del settore trasportistico, ma se non ha fin dall’inizio elevati gradi di autonomia, competenza e distanza dai soggetti regolati e dalla politica, esso difficilmente potrà determinare un cambiamento.

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