Rivoluzionare la patente a punti potrebbe funzionare di nuovo

con Antonio Nicita

Repubblica – Marzo 29, 2009

E’ di qualche giorno la notizia di un giro di vite sulle sanzioni in materia di sicurezza stradale. Si tratta di un pacchetto di misure che tendono a inasprire le sanzioni dopo più di 5 anni dall’introduzione della patente a punti. Conviene allora fare un bilancio dei nuovi meccanismi introdotti nel 2003 ed evidenziarne le luci e le ombre, sulla base di uno studio che stiamo svolgendo presso il Dipartimento di Economia Politica dell’Università di Siena.

La patente a punti viene introdotta, un po’ in tutto il mondo, come meccanismo sanzionatorio misto, che accompagna alle tradizionali multe anche sanzioni non monetarie (i punti sottratti), permettendo una tolleranza di infrazioni limitata al budget complessivo di punti disponibili e imponendo il ritiro della patente nel caso di esaurimento dei punti.

Nei paesi nei quali è stata introdotto, il meccanismo della patente a punti ha generalmente prodotto esiti positivi, in termini di una riduzione tendenziale sia delle infrazioni che degli incidenti.
In Italia si sono osservati invece risultati meno incoraggianti.

Vi è stato un forte “effetto annuncio” della patente a punti dal marzo 2001 (periodo dell’annuncio) al luglio 2003 (entrata in vigore della patente a punti): le infrazioni sono drasticamente diminuite con un crollo verticale che raggiunge un minimo storico intorno al febbraio 2002 per poi risalire. Piccole flessioni a questo trend di risalita si osservano dopo il luglio 2003 e dopo l’agosto 2007, con la stretta imposta alle sanzioni dal Ministro Bianchi. Ma il trend di risalita è chiaro e recentemente il numero di infrazioni complessive si è riportato ai livelli del 2001 a parità di numero pattuglie e di autovelox.

Si osserva in questi dati un paradosso: per un certo periodo di tempo gli italiani hanno fortemente temuto il nuovo meccanismo (dalla data dell’annuncio fino alla data di entrata in vigore); poi hanno ‘imparatò e si sono adattati alle nuove informazioni. Hanno cioè imparato che la probabilità di essere sanzionati è rimasta a livelli molto bassi, per cui anche il valore atteso della sanzione è rimasto molto basso, inibendo modifiche virtuose dei comportamenti dei guidatori. Inoltre, il meccanismo di facile recupero dei punti perduti ha evidentemente reso meno penalizzante la sanzione non monetaria. Infine, dopo la sentenza del 2005 della Corte Costituzionale – che stabiliva che nel caso di mancata identificazione del guidatore, a carico del proprietario dell’auto doveva scattare soltanto la sanzione pecuniaria e non anche quella accessoria della decurtazione dei punti – si è registrato un ulteriore incremento delle infrazioni associato alla circostanza che quella sentenza ha ulteriormente ridotto la probabilità attesa di perdere i punti, specie per l’eccesso di velocità e la guida pericolosa che totalizzano circa la metà del totale delle infrazioni.
Ci sono solo due casi di comportamento virtuoso: la cintura di sicurezza e la guida con casco. In media, per questi due tipi di illeciti si assiste ad una riduzione costante delle infrazioni registrate. Invece, per la guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti non si osserva alcun effetto della patente a punti, nemmeno il richiamato effetto annuncio.
Guardando poi agli incidenti, si conferma una correlazione positiva tra eccesso di velocità e incidenti.

Da molti anni il trend è decrescente a tassi costanti. Tuttavia nel periodo in cui l’effetto annuncio è stato pervasivo gli incidenti sono diminuiti di più, per poi tornare al trend costante di decrescita.
In conclusione, l”esperimento naturalè della patente punti mostra una lezione importante: i controlli sono minori rispetto a quelli ritenuti ‘credibilì dai guidatori; il divieto di decurtazione dei punti in caso di mancata identificazione del conducente stimola le infrazioni alle quali è associata una minore probabilità di controllo; la sostituzione di punti con sanzioni monetarie più aspre non inibisce comportamenti illeciti.

Di qui alcune possibili misure correttive sembrano idonee, oltre quelle già decise dal Governo:

(a) aumentare per ogni tipo di infrazione il periodo di sospensione della patente o rendere più lungo il periodo di acquisizione di nuovi punti;
(b) raddoppiare i punti che si perdono in determinati periodi (all’estero viene fatto nei week end)
(c) incrementare il numero di controlli mobili e di pattuglie;
(d) introdurre una nuovo sistema di punti-sanzione che sottrae i punti a coloro che in un certo arco temporale hanno ricevuto sistematicamente un numero ripetuto di sanzioni monetarie pur non essendo stati fermati direttamente dalle pattuglie; superando una soglia massima pre-determinata di sanzioni monetarie complessive, scatta la perdita di punti per il titolare della autovettura sia esso un privato o un’impresa;
(e) introdurre l’opzione di estendere ‘i punti’ alla vettura, disponendone il fermo temporaneo nel caso di esaurimento dei punti.

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