Ma la vera concorrenza resta un traguardo molto lontano

con Carlo Stagnaro

Corriere Economia  Luglio 15, 2013

Esiste ancora un mercato elettrico? È paradossale doversi porre questa domanda proprio oggi. L’Italia è stata tra i primi Paesi europei a compiere scelte radicali come la separazione proprietaria della rete di trasmissione nazionale dell’elettricità (Terna) dall’ex monopolista (Enel) già nel 2004, e a promuovere all’inizio degli anni 2000 lo scorporo da Enel di tre GenCo con una dimensione sufficiente per poter competere con l’incumbent. Il risultato, secondo ogni indicatore oggettivo sul grado di liberalizzazione del settore elettrico, è stato ottenuto. Nonostante ciò, l’Italia si trova a introdurre notevoli interventi di regolamentazione. Interventi la cui incertezza nei modi e tempi di realizzazione crea un connubio potenzialmente pericolosissimo per il settore, già attanagliato da una crisi che riduce volumi e margini dei generatori.

Negli ultimi anni, grazie soprattutto a sussidi sovradimensionati, la quota di capacità rinnovabile nel Paese è esplosa. Il peso delle fonti rinnovabili sul totale dell’elettricità generata è cresciuto dal 16,2 per cento del 2009 al 28,1 per cento del 2012. Nello stesso periodo la capacità eolica è salita da 4,8 a 7,9 GW, e quella fotovoltaica addirittura da 1,1 GW a 16,35 GW. Questa crescente capacità di generazione, dato il suo carattere intermittente, ha posto una serie di gravi problemi e costi nella gestione della rete. Per sua natura, infatti, un sistema elettrico deve essere in costante equilibrio: domanda e offerta debbono uguagliarsi in ogni istante. Nella pratica, questo obbliga a mantenere una significativa capacità di riserva flessibile necessaria alla sicurezza del sistema just in case.

Dato il ridotto tasso di operatività degli impianti convenzionali, per effetto dello spiazzamento delle fonti rinnovabili, come garantirsi questa capacità di riserva? In un simile contesto, i normali profitti di mercato difficilmente saranno sufficienti a remunerare i costi fissi di un impianto convenzionale. Per ovviare a tale problema, negli Stati Uniti sono stati adottati meccanismi a supporto della capacità di generazione noti come capacity markets. Attraverso un sistema di aste, il gestore della rete di trasmissione si approvvigiona, con alcuni anni di anticipo, della capacità che ritiene necessaria per minimizzare il rischio di blackout in un periodo futuro noto come «periodo di consegna». La capacità offerta nelle aste è remunerata con un premio tale da coprire i costi fissi degli impianti.

In Italia, l’Autorità per l’energia ha introdotto un capacity market nel 2011. Le prime aste, relative al periodo di consegna 2017-2020, avrebbero dovuto tenersi nel 2013. Tuttavia Terna, che avrebbe dovuto pubblicare una proposta di meccanismo da mettere in consultazione entro marzo 2012, lo ha fatto solo a novembre, facendo slittare il termine del procedimento da giugno 2012 a febbraio 2013. A quattro mesi dal termine della consultazione, sembra che Terna debba ancora inviare i risultati al regolatore. Quest’ultimo dovrebbe poi sottoporre la documentazione al ministero dello Sviluppo Economico per la definitiva approvazione.

Inoltre chi teorizza la necessità di capacity markets per garantire il funzionamento dei mercati elettrici ha in mente uno scenario di tendenziale deficit di capacità. Ma l’Italia, per il combinato disposto tra recessione che ha abbattuto la domandae crescita delle rinnovabili, si trova in una situazione di eccesso di capacità di generazione destinata a permanere almeno nel medio termine.

Il rischio, in tutto ciò, è duplice. In primo luogo, l’incertezza ha effetti negativi sulla profittabilità attesa degli impianti beneficiari di tale meccanismo, sul mercato, e sugli investimenti. Secondariamente, sembra progressivamente restringersi la quota di mercato contendibile, dove veramente la concorrenza può manifestarsi, messa sotto scacco da un lato dalle rinnovabili (sottratte al mercato per definizione), dall’altro dalla capacità inutilizzata ma comunque remunerata. Sembra quasi che il mercato sia, per il nostro Paese, come il pentolone alla base dell’arcobaleno, che nessuno può mai raggiungere. Peccato che, in questo caso, il tesoro ci sia davvero, ed è quello che i consumatori stanno scialacquando nel finanziare distorsioni che alimentano altre distorsioni.

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