Terzo Pacchetto: perché la Ue ha messo in mora l’Italia

Staffetta Quotidiana – Marzo 23, 2015

Carenze nella disciplina dell’unbundling e dell’attività di trasmissione, mancata attribuzione di poteri all’Autorità di regolazione, e mercati retail con passi importanti ancora da compiere.

Queste, in estrema sintesi, le conclusioni della Commissione Europea illustrate nella recentissima comunicazione alla Farnesina in merito all’avvio, il 26 febbraio 2015, di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il non corretto recepimento delle Direttive 2009/72/CE e 2009/73/CE.

Conclusioni però che pesano in modo diverso nella bacchettata giunta da Bruxelles. È con particolare enfasi, infatti, che la lettera indirizzata al Ministro Gentiloni discute il recepimento, per effetto del D.Lgs. 93/2011, della disciplina europea in materia di attività di trasmissione e dispacciamento di energia elettrica. Recepimento ritenuto “in contrasto con gli obiettivi della direttiva volti a creare un mercato europeo aperto, integrato e competitivo dell’energia elettrica tra gli Stati Membri”.

Indicando che l’attività di trasmissione e dispacciamento di energia elettrica è “riservata allo Stato e svolta in regime di concessione da Terna S.p.A.”, il D.Lgs 93/2011 sancisce di fatto che Terna sia l’unico gestore del sistema di trasmissione e che solo alla stessa, prosegue la comunicazione, possa applicarsi l’unico dei tre modelli di unbundling previsti dalla Direttiva del 2009, recepito in Italia per il mercato elettricoo: quello della separazione proprietaria. II modello ITO (Independent Transmission Operator) e ISO (Independent System Operator), fa notare la Commissione, sono stati recepiti solo per il mercato gas.

Tale previsione, inoltre, negando la libertà “di stabilimento per altre imprese diverse da Terna”, scoraggia lo sviluppo e la gestione da parte di soggetti terzi dei sistemi di interconnessione che, come emerge dalla recente comunicazione sul pacchetto Energy Union, sono ritenuti di cruciale importanza per la realizzazione di un mercato unico dell’energia elettrica.

È sulla regolazione delle infrastrutture di rete, inoltre, che secondo la Commissione sarebbe significativamente inficiata l’indipendenza dell’Autorità di regolazione i cui poteri, in merito alla gestione dell’accesso alle infrastrutture transfrontaliere – così come nell’ambito della disciplina dei servizi di bilanciamento nel mercato gas – sarebbero stati erroneamente attribuiti al MiSE dal D.Lgs. 93/2011. È al Ministero di Via Molise, infatti, che il Decreto affida il compito di dettare, ogni anno, gli orientamenti generali in materia di assegnazione della capacità di importazione ed esportazione, riservando al Regolatore una mera funzione consultiva.

Analoghe considerazioni valgono per il piano decennale di sviluppo della rete di trasmissione gas, nel modello ITO, per il quale la normativa italiana attribuisce al MiSE il potere di dettare le modalità di redazione ed esecuzione del piano, di acquisire il parere di ACER e di imporre al gestore della rete la realizzazione degli investimenti necessari al soddisfacimento del fabbisogno infrastrutturale. Questi poteri, ribadisce Bruxelles, debbono essere di esclusiva competenza del Regolatore.

Alla luce dei recenti provvedimenti che hanno interessato il retail elettrico e gas, dal rapporto di monitoraggio dell’Autorità al Disegno di Legge sulla concorrenza, acquisiscono particolare valore i rimproveri della Commissione in merito ai ritardi dell’Italia nel predisporre alcune delle condizioni ritenute fondamentali per lo sviluppo di un mercato pienamente concorrenziale. In particolare, l’Italia sarebbe stata troppo tenera nei confronti delle imprese verticalmente integrate la cui regolazione svolge un ruolo cruciale per un corretto funzionamento del mercato retail.

Non solo il mancato recepimento, in pratica, della normativa sul brand unbundling ma un limitato potere di enforcement degli obblighi posti in capo alle imprese verticalmente integrate dalla Direttiva del 2009. La normativa italiana, imponendo un limite pari a circa 155 milioni di euro alle sanzioni applicabili dal Regolatore a distributori e fornitori verticalmente integrati per l’inosservanza degli obblighi che gravano su di essi nell’esercizio della propria attività, rende nei fatti impossibile l’applicazione di sanzioni sino al 10% del fatturato annuo di questi operatori, come invece previsto dal Terzo Pacchetto. Una percentuale, questa, che potrebbe pertanto essere superiore al cap di 155 milioni di euro fissato dal D. Lgs. 93/2011.

Come raccomandato anche da ACER nel suo ultimo Market Monitoring Report, poter cambiare fornitore in tempi rapidi è condizione necessaria per un mercato contendibile in cui i consumatori esercitano una virtuosa pressione concorrenziale sui fornitori. Avendo subordinato alla realizzazione del Sistema Informativo Integrato – non ancora completata, fa notare Bruxelles – la riduzione a tre settimane dei tempi di switching, come previsto dalla Direttiva europea, l’Italia è ancora lontana da questo traguardo.

In questa direzione va anche, nota la lettera alla Farnesina, la non precisa definizione del termine di sei settimane entro cui i clienti che abbiano eseguito lo switching debbano ricevere conguaglio definitivo dei propri consumi.

Sta ora al MiSE, in quanto Ministero di competenza prevalente sui temi del Terzo Pacchetto far pervenire al Parlamento, entro venti giorni dall’avvenuta conoscenza della lettera della Commissione Europea, una relazione illustrativa delle procedure avviate in merito.

Non ci rimane che attendere.

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