DM rinnovabili, l’incentivo minimo non si giustica

Staffetta Quotidiana – Maggio 19, 2015

Il tanto atteso provvedimento sull’incentivazione delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche dovrebbe arrivare entro la fine di maggio. Così, rispondendo al question time al Senato dello scorso 7 maggio, il Ministro Guidi ha rassicurato i produttori rinnovabili in merito alla continuità del sostegno sino al 2016 nel rispetto del tetto di spesa di 5,8 miliardi stabilito dal DM del 6 luglio 2012.

Quest’ultimo, dando attuazione al Decreto Lgs. 28/2011 che recepisce la Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ha introdotto un meccanismo basato su aste per l’attribuzione di incentivi agli impianti rinnovabili non fotovoltaici, entrati in esercizio dal 2013, con una potenza superiore a 5 MW.

L’entità dell’incentivo, diversificato per fonte e scaglioni di potenza e corrisposto in misura costante per tutta la durata della vita media utile convenzionale dell’impianto, è determinato dal prezzo di equilibrio delle aste discendenti con cui vengono approvvigionati i contingenti di potenza, stabiliti per ciascuna tecnologia, per gli anni 2013, 2014, 2015.

Il ricorso alle aste permette di conoscere il valore che il mercato attribuisce alla generazione rinnovabile e di farlo secondo modalità trasparenti che assicurino efficienza nell’allocazione delle risorse e nella promozione di nuovi investimenti in capacità.

Il disegno dei meccanismi d’asta svolge, pertanto, un ruolo cruciale nel perseguimento di questi obiettivi.

Un’analisi delle caratteristiche dei meccanismi d’asta introdotti con il Decreto Lgs. del 2011 rivela, tuttavia, che miglioramenti significativi potrebbero essere apportati per assicurare il raggiungimento delle finalità che il legislatore ha inteso perseguire con il recepimento della Direttiva europea. In particolare, è l’esistenza di un floor al premio riconoscibile agli impianti aggiudicatari delle aste a destare maggiore preoccupazione.

Nello specifico, l’attribuzione “di un valore minimo dell’incentivo comunque riconosciuto dal GSE” e “determinato tenendo conto delle esigenze di rientro degli investimenti effettuati”, suggerito dal Decreto del 2011, è stato declinato nel DM 6 luglio 2012 con l’assegnazione di una tariffa incentivante minima corrispondente a una riduzione del 30% della tariffa posta a base d’asta e pari a 127 €/MWh.

La previsione di un valore minimo può individuare un riferimento per le offerte dei partecipanti alle aste e può ostacolare, impedendo al premio di raggiungere un livello inferiore a 88,90 €/MWh, la conoscenza certa del valore che il mercato riconosce alla generazione rinnovabile non fotovoltaica. In ultimo, l’esistenza di un floor potrebbe impedire di allocare i sussidi a costi per il sistema eventualmente inferiori rispetto a quelli che si determinano in presenza di un valore minimo al premio riconoscibile.

Sono eloquenti, al riguardo, i dati relativi all’ultima asta bandita dal GSE con riferimento alla seconda fonte di generazione rinnovabile intermittente in Italia: l’eolico on-shore. Quest’ultima asta, caratterizzandosi inoltre per un certo processo di learning degli operatori, frutto delle aste precedenti, si è chiusa con un prezzo di equilibrio esattamente pari a una riduzione del 30% rispetto alla tariffa incentivante posta a base d’asta. Sei aggiudicatari su quindici hanno offerto esattamente quel valore, i rimanenti, un ammontare compreso tra una riduzione del 26%-29% rispetto alla base d’asta. Non meno importante, il dato sulle richiese di ammissioni all’asta in questione: +375% rispetto al contingente di potenza stabilito.

A fronte di incentivi riconosciuti per l’intera vita media utile convenzionale degli impianti, del raggiungimento della grid parity e, con largo anticipo, dell’obiettivo europeo del 17% di consumi lordi di energia da fonte rinnovabile l’esistenza del floor in questione sembra essere di difficile giustificazione economica. Specie, inoltre, se per tali impianti non vi è necessità di un coordinamento delle decisioni di investimento e disinvestimento alla luce del loro contributo alla sicurezza del sistema elettrico come proprio, invece, degli impianti convenzionali.

Se a breve, come dichiarato dal Ministro Guidi, si inizieranno a elaborare anche le regole per le nuove aste forse è questo un aspetto da tenere a mente.

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