Mercati elettrici europei: più unbundling, più concorrenza

Staffetta Quotidiana – Gennaio 15, 2016

Scriveva Kurt Vonnegut, nel romanzo Mattatoio n° 5: “Tra le cose che Billy Pilgrim non poteva cambiare c’erano il passato, il presente e il futuro”. Un po’ come Billy Pilgrim, i mercati elettrici europei sembrano essere sospesi tra un passato illustre, un presente nostalgico, e un futuro incerto.

Questo, il quadro che emerge dall’Indice delle Liberalizzazioni 2015 dell’Istituto Bruno Leoni che sarà presentato il 27 gennaio al Parlamento Europeo. L’Indice, sviluppato per un campione di ventisette Paesi, valuta il grado di apertura dei segmenti wholesale e retail e l’efficacia dei regimi di unbundling nel promuovere condizioni non-discriminatorie tra gli operatori.

Gli interventi degli anni ’90, a ridosso dei processi di liberalizzazione, hanno condotto a buoni risultati in fatto di privatizzazione ed erosione delle quote di mercato degli incumbent attivi nella generazione. Parziale eccezione, a causa di una più recente transizione, i mercati dell’Est Europa.

Meno roseo, invece, il presente. Coerentemente con gli indirizzi della Commissione, la quasi totalità degli Stati membri adotta misure a supporto della generazione rinnovabile con una tendenza sempre maggiore verso soluzioni amministrate come feed-in-tariff o feed-in-premium.

Più eterogenee, le scelte in materia di remunerazione della capacità di generazione. A prevalere, soluzioni energy-only. Tra le misure a sostegno della capacità di generazione, invece, predominano strumenti amministrati come capacity payment (Spagna, Portogallo, Italia e Grecia) e riserve strategiche (Finlandia e Svezia). Solo UK adotta un approccio basato su aste cui, presto, potrebbero fare seguito Francia e Italia.

Molto ancora da fare, per il futuro. Come osserva il recente Market Monitoring Report di ACER, è il mancato completamento della liberalizzazione retail a frenare l’armonizzazione del settore. Regolazione dei prezzi finali e partecipazione dei consumatori al mercato appaiano ancora molto eterogenei e bisognosi di miglioramenti.

Su ventisette Stati Membri, alla data in cui l’Indice è stato sviluppato, dodici conservano ancora forme di regolazione dei prezzi: Bulgaria, Cipro, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Ungheria. Similmente, se UK e Svezia vantano un tasso di switching del 13% e 11%, altri Paesi mostrano dati poco confortanti. Tra questi, Austria e Francia (2%), e Polonia (1%).

A parità di altre condizioni, inoltre, i consumatori tendono a essere più attivi dove minore è la quota di mercato dell’incumbent e quindi più diversificata la fornitura di energia elettrica. Non sorprende, inoltre, l’esistenza di una correlazione significativa tra concentrazione di mercato e forme di unbundling dei distributori.

Un’evidenza importante, questa, per l’Italia. Come suggerito, del resto, dalla messa in mora della Commissione Europea per il mancato recepimento della Direttiva 72/2009 in materia di unbundling e la conseguente Delibera AEEGSI 296/2015 su separazione funzionale e comunicazione degli operatori verticalmente integrati.

Dove l’unbundling è stato più incisivo, emerge dai dati IBL, minore è la concentrazione del mercato e maggiore è la partecipazione dei consumatori al mercato. Limiti alla possibilità di sussidi incrociati tra le diverse attività della filiera, riduzione dei rischi di foreclosure e distinzione delle politiche di comunicazione aiutano la concorrenza.

Non solo: la realizzazione di un level playing field tra operatori verticalmente integrati e non appare tanto più importante alla luce del DDL Concorrenza che condiziona il superamento del regime di maggior tutela alla verifica, da parte di AEEGSI, dell’implementazione del regime di brand unbundling.

Solo aprendo interamente alla concorrenza il retail, i benefici ottenuti con l’apertura a livello wholesale potranno essere trasmessi ai consumatori finali. Solo così, si potranno favorire innovazione commerciale e consapevolezza nei consumi. Due elementi cruciali per lo sviluppo di un settore elettrico (sempre più) low-carbon. Obiettivo rispetto al quale, se non possono accordi globali vincolanti, adeguati incentivi ai consumatori potrebbero fare la differenza.

La speranza, quindi, è quella di essere tutti un po’ meno Billy Pilgrim.

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