Col canone in bolletta addio capacitazione del consumatore

con Antonio Sileo

Staffetta Quotidiana – Dicembre 24, 2015

Il canone Rai in bolletta è ormai cosa fatta. Se porterà gli effetti sperati lo si saprà forse tra un anno. Quando, stando alla Legge di Stabilità, i venditori avranno riscosso e riversato all’erario le dieci rate di canone da addebitare in bolletta.

Ciò che oggi è certo è che, nella scelta operata dal Governo, non si sono presi adeguatamente in considerazione i possibili effetti sugli assetti regolatori e concorrenziali del retail elettrico. Effetti importanti in generale e, in particolare, per la loro rilevanza rispetto ai cambiamenti epocali che il DDL Concorrenza prospetta per il settore.

Non si può ignorare, per esempio, che l’imposizione delle modalità di rateizzazione del canone rappresentino un vincolo alla libertà commerciale dei fornitori. In particolare, rispetto alle tempistiche di fatturazione che, per gli operatori del mercato libero, possono considerarsi una leva alla stregua di altre per rispondere alle esigenze della clientela. Tra i possibili esempi: continuare con una fatturazione trimestrale, a fronte di un maggiore esborso per fattura, oppure passare a una bimestrale che magari risponde meno alle preferenze dei clienti, ma permette di spalmare maggiormente la spesa per il canone?

Simili considerazioni possono valere per l’indicazione in bolletta dell’importo del canone. Variabile di cui i fornitori dovranno ora tenere conto nel redigere le fatture. Sul punto è intervenuta recentemente l’Aeegsi con la Delibera 610/2015. Il provvedimento prescrive che gli importi del canone dovranno essere indicati in bolletta separatamente nella voce “Canone di abbonamento Rai”, che i clienti dovranno essere informati circa i mesi cui si riferiscono le rate addebitate e che, nella prima bolletta di esposizione del canone, sia prevista apposita comunicazione.

L’intervento del Regolatore va nella direzione di minimizzare il più possibile gli effetti dell’introduzione del canone in bolletta sulla trasparenza e intellegibilità della fattura. Elementi basilari per la tanto ambita capacitazione del consumatore e conseguente sua partecipazione al mercato. Per quanto il provvedimento vada nella giusta direzione è innegabile che l’aggiunta di informazioni in bolletta che, nulla hanno a che fare con il consumo di energia elettrica, ne aumenti la complessità a danno della comprensibilità.

Senza contare che l’alternanza di bollette che includono il canone (per esempio quelle da gennaio a ottobre, se si assume fatturazione bimestrale) e no, aumenteranno la difficoltà per il consumatore nel comprendere la relazione consumi-importi fatturati. Difficoltà che sarà massima nel passaggio dal 2016, quando a luglio si condenseranno in bolletta ben 8 rate di canone Rai, al 2017, quando la misura sarà a regime.

Inoltre, e con neanche molta fantasia, la fatturazione di due diversi servizi in unico documento può essere equiparata a una sorta di bundling. Pratica che le più moderne esperienze regolatorie non esitano a bollare come freno all’abilità del consumatore di esercitare, con lo switching, la necessaria pressione concorrenziale nei confronti dei venditori. Questo perché attraverso il bundling si rende più difficile per il consumatore allocare costi ed esborsi a prodotti diversi ma acquistati contemporaneamente. Il tutto, a danno della sua capacità di guardarsi intorno e confrontare offerte alternative.

Il tema delle spese da sostenere per prodotti diversi ma acquistati contemporaneamente richiama uno dei più preoccupanti effetti collaterali del canone in bolletta. Nel nuovo scenario, l’anticipazione periodica delle spese per il canone Rai potrebbe influenzare la disponibilità marginale a pagare dei consumatori per alcuni servizi aggiuntivi offerti dal fornitore. Per esempio, a fronte del maggiore esborso periodico, un consumatore potrebbe decidere di rinunciare a servizi premium come il monitoraggio dei consumi e altri connessi a interventi di efficienza energetica. Tutti servizi che, verosimilmente, sono remunerati attraverso le bollette e che rappresentano sempre più una fonte importante di contendibilità dei consumatori.

Un problema quest’ultimo che riguarderà soprattutto i consumatori residenti cui il canone in bolletta si rivolge. Consumatori che, con la recente riforma tariffaria (Delibera AEEGSI 582/2015), sono per contro interessati, più dei non residenti, dalla volontà di promuovere il risparmio energetico.

Viene quindi da chiedersi se e come la forzata segmentazione commerciale tra consumatori residenti e non residenti, introdotta con il canone in bolletta, impatterà le scelte commerciali e di pricing degli operatori. Questo, anche alla luce del maggiore rischio di morosità che potrebbe caratterizzare i consumatori residenti rispetto ai non residenti (v. Staffetta 11/12) e dell’appetibilità che questi, in larga parte ancora in regime di maggior tutela, hanno per gli operatori sul libero mercato.

Cosa aspettarsi, dunque? Più offerte premium e maggior prezzi per i non residenti per compensare, almeno in parte, il maggiore rischio di morosità dei residenti? Quali impatti sulla possibile inerzia dei consumatori residenti qualora meno sollecitati dall’offerta di servizi aggiuntivi e, più in generale, da un’offerta che risente dei vincoli imposti alla libertà commerciale dei fornitori?

Una presunta maggiore morosità, quella dei consumatori residenti, che potrebbe inoltre incidere ulteriormente sulle scelte commerciali dei fornitori. Come non stupirsi, infatti, se i residenti richiederanno di evitare la domiciliazione bancaria? Con conseguente influenza sull’offerta commerciale dei fornitori e, non ultimo, delle banche che vivono anche di piccole commissioni.

Tutti punti interrogativi – compresi quelli sui non trascurabili costi operativi e di adeguamento dei sistemi amministrativi e sul loro eventuale trasferimento ai consumatori finaliche avranno risposta solo quando il provvedimento avrà prodotto i suoi effetti, in un arco temporale sensato per compiere analisi. Ciò non esime tuttavia dalla responsabilità di una mancata analisi costi-benefici che avrebbe potuto e dovuto prendere in considerazione anche questi potenziali (quando non certi) effetti. Anche a fronte della capacità, esclusa per chi scrive, di accedere a dati rilevanti a tal fine.

O forse, sarebbe bastato anche meno: spostare lo sguardo oltre confine a Grecia, Romania e Portogallo dove, come in Italia, il canone è riscosso tramite la bolletta e le cui esperienze avrebbero potuto insegnare qualcosa.

Non resta quindi che spegnere le luci di Natale e iniziare a risparmiare per le prossime bollette.

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