Power cut? Cosa è andato storto nel mercato elettrico UE

Staffetta Quotidiana – Gennaio 11, 2016

Power cut? How the EU is pulling the plug on electricity markets, ultimo libro di Carlo Stagnaro, è un’obiettiva, approfondita e originale analisi su cosa è andato storto nelle liberalizzazioni dei mercati elettrici europei.

La principale ragione, secondo l’economista dell’energia, sta nell’avere affiancato a interventi di apertura dei mercati, politiche industriali spacciate per ambientali.

Ai traguardi delle prime – riduzione delle quote di mercato degli incumbent, maggiori scambi e penetrazioni cross-border – è seguita una progressiva riduzione nella contendibilità dei mercati, indotta dalle seconde.

Le politiche ambientali, tra tutte l’incentivazione della generazione rinnovabile, avrebbero portato a distorsioni nei prezzi, nello sviluppo tecnologico, e nei livelli e qualità degli investimenti. Tutti sintomi di un affievolimento della concorrenza.

Con il supporto di dati, Stagnaro esamina queste distorsioni. Prima tra tutte, la molteplicità di strumenti scelti per il raggiungimento di un obiettivo singolo e condiviso: la riduzione delle emissioni di carbonio. Oltre all’ETS, gli Stati Membri hanno adottato carbon tax e forme di incentivazione alla generazione rinnovabile con caratteristiche molto eterogenee. Con il paradosso, fa notare Stagnaro, che se l’ETS ha imposto alle imprese un costo tra i €5-€10/CO2 ton per abbattere le emissioni, i Governi hanno imposto ai consumatori, con i sussidi alla generazione rinnovabile, un costo medio di €362/ CO2 ton.

Tutte scelte che hanno influito su qualità e volumi degli investimenti. Spiazzamento della generazione convenzionale, overcapacity e gestione dell’intermittenza, oggi al centro di altrettante scelte politiche, non sono certo conseguenze delle dinamiche di mercato.

Il valore aggiunto di Power cut sta nel riuscire a unire, grazie alla formazione dell’autore, tre diverse prospettive di analisi: quella tecnologica, di political economy, e regolatoria. Tre dimensioni complementari e imprescindibili per chi voglia capire davvero qualcosa di mercati elettrici.

È proprio l’approccio di political economy che permette al lettore di capire la radice delle scelte europee: il cosiddetto knowledge problem teorizzato da Hayek, premio Nobel per l’Economia. Ossia l’ostinazione dei policy maker nell’indirizzare un qualcosa di ontologicamente ignoto perché insito nelle preferenze degli agenti economici. Una presunzione di conoscenza che ha reso le politiche energetiche sempre meno all’insegna della neutralità tecnologica, e dell’efficienza, e sempre più di interessi di parte. Definire, con scelte di policy, l’ottimalità di strumenti e obiettivi offre il fianco a definizioni di volta in volta diverse in funzione degli stakeholder interessati e del contesto di riferimento.

Power cut è però più che un’articolata ricerca. È vero e proprio manifesto. Stagnaro va oltre l’analisi e argomenta perché il mercato è l’unica soluzione percorribile per promuovere assieme obiettivi ambientali, concorrenza e integrazione a livello Europeo.

Nella visione dell’autore, la pressione concorrenziale di competitor e consumatori spingerebbe le imprese a perseguire innovazione, efficienza e modelli di business che portano a un settore elettrico sostenibile. Tariffe e offerte che stimolino il risparmio energetico, per esempio, possono svilupparsi solo incoraggiando la libertà commerciale degli operatori. Sotto la spinta concorrenziale, inoltre, l’innovazione ingegneristica può condurre a una maggiore integrazione dei mercati e favorire la generazione low-carbon. Non solo, dato che ridurre i costi è cruciale per sopravvivere sul mercato, la concorrenza incoraggerebbe lo sviluppo di tecnologie di generazione efficienti.

In questo senso, la Gran Bretagna ha qualcosa da insegnare. Grazie alla volontà politica di Margareth Thatcher, UK è stato il faro – in parte ignorato, chiosa Stagnaro – dei processi di liberalizzazione europei. Corretta definizione del perimetro dei monopoli naturali e prevenzione del cosiddetto knowledge problem hanno permesso lo sviluppo di mercati wholesale e retail pienamente concorrenziali. Questo grazie anche a privatizzazioni e onwership unbundling delle infrastrutture di rete che hanno ridotto al minimo eventuali ingerenze anticoncorrenziali.

Liberalizzazione e privatizzazioni sono ciò che in UK ha condotto a una diminuzione del 12% delle emissioni, nel periodo 1990-2010, grazie a nuovi investimenti in impianti CCGT. Risultato cui si è aggiunta una riduzione dei prezzi retail, tassi di switching superiori alla media europea, e innovazione commerciale.

Traguardi messi in discussione in anni recenti. Come accertato dalla recente indagine della Competition Market Authority sui mercati retail non è, però, il mercato ad avere fallito. Quanto, le scelte interventiste di regolatore e Governo. La limitazione del numero di tariffe praticabili dai fornitori, gli incentivi amministrati alla generazione rinnovabile con il programma FIDeR e il riconoscimento alla centrale nucleare di Hinkley Point C di uno strike price doppio dei prezzi wholesale correnti (per trent’anni) sono solo alcuni esempi.

È ironico, scrive Stagnaro alla fine del suo libro, che la Gran Bretagna, una volta avanguardia nel promuovere di riforme concorrenziali sia ora la prima linea delle contro-riforme.

L’Europa può e deve imparare dallo U-turn d’oltremanica. Power cut è un accattivante primo passo. Buona lettura, quindi.

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