Quei diritti naturali meno diritti per i single (e onta per le donne)

La discussione sul riconoscimento delle unioni civili e dell’adozione del figlio del coniuge per le coppie omossessuali (per chi scrive, doveroso) ha forse mancato di porre l’accento su una questione prodromica ai temi in questione.

Quella del riconoscimento del diritto a esercitare, in quanto individui prima ancora che coppie, la propria libertà di scelta rispetto a come, e con chi, costruire la propria famiglia. Di un diritto naturale: quello di amare e di avere figli. In questa logica, non sorprende che mentre oggi si parla di adozioni da parte di coppie omossessuali questo diritto sia stato negato ai single.

Nell’ottobre dello scorso anno, in nome di un non meglio identificato interesse del bambino, la cosiddetta legge sulla continuità affettiva ha stabilito che l’adozione di questi ultimi può seguire l’affido solo a fronte di famiglie “tradizionali”. Coppie di fatto eterosessuali e single non potranno adottare i bambini dati loro in affido. Come a dire che, se sei single o parte di una coppia di fatto, pur essendo stato capace di assistere e dare stabilità emotiva durante un affido smetti improvvisamente di esserlo a fronte di un’adozione. Un esempio di come, in questo Paese, la libertà dell’individuo sia forse cosa che fa paura alla stessa stregua, o ancora di più, dell’avversato riconoscimento dei diritti alle coppie omossessuali.

Non manca, e suo malgrado ce lo ha ricordato l’annuncio della gravidanza dell’On Meloni, l’aggravante sessista. L’Onorevole è infatti stata subissata di affermazioni volgari e sessiste in merito alla paternità del suo bambino. Parole esemplificative di un fenomeno culturale assai più vasto che vede, oltre all’insofferenza rispetto alle libertà individuali, un Paese al palo in fatto di riconoscimento dell’emancipazione femminile.

Se mi si può tacciare di femminismo o, per ovvi motivi, di essere parziale nel fare queste affermazioni, si appelli allora così anche la World Value Survey. Ossia l’indagine che periodicamente misura l’evoluzione delle attitudini culturali in diversi Paesi. L’analisi 2005-2009, la più recente per cui sono stati raccolti dati per l’Italia, mostra che alla domanda “cosa pensi delle madri single?” il 42.7% degli intervistati italiani ha dichiarato di disapprovare (Figura 1). La percentuale dei nostri vicini europei (che sorpresa!) si attesta su valori ben inferiori: Francia (26.1%), Germania (35.3%), Olanda (19.6%), Spagna (11.6%), GB (32.3%), Svezia (35.6%).

Pretendere di guardare alla Gran Bretagna dove politiche mirate sono state adottate per favorire la partecipazioni della madri single al mercato del lavoro appare velleitario, dato il contesto culturale. Ci si accontenterebbe di assai meno: riconoscere dei diritti in quanto individuali e che questi diritti non siano trattati come onta se, a esercitarli, sono le donne.

Map EU 2
Figura 1. World Value Survey 2005-2009. Percentuale di intervistati che disapprova l’ipotesi di madri single.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...